Essere buoni al lavoro è sbagliato?

Lavoro in un’azienda dei servizi.

Ogni tanto ho dei momenti di bontà con i colleghi, avendo io una conoscenza tecnica superiore alla media della mia azienda, nell’ottica di diffondere culturatecnica/generale/normative/buone prassi per far funzionare meglio l’azienda a volte mi presto a spiegare agli altri cose che già dovrebbero sapere o sarebbero in grado di sapere se avessero tenuto nota delle risposte alle domande già fatte e che sarebbero in grado di capire da soli con un po’ di sforzo (di quest’ultima ipotesi non sono tanto sicuro, perchè pochi di quelli che non hanno un titolo di studio adeguato hanno la volontà di imparare da soli).

Però ogni volta riscontro che  per questa attività non c’è riconoscenza.

La prima volta che dico di no a quelle persone che più volte ho aiutato in passato riscontro delle reazioni molto aggressive, reagiscono in base all’ultimo evendo dimenticando tutti i pregressi aiuti.

Lo so che il lavoro rimunera non ringrazia, però faccio fatica a volte a comprendere.

In  passato ho vietato l’accesso al mio ufficio (dove siamo in cinque e io il più anziano) ai colleghi delle filiali che usavano i nostri locali come sala di aspetto in attesa di avere colloqui con il direttore.

Ciò perchè si lavora e creano disturbo, e non solo, se si desse loro retta potrebbe anche capitare che vadano in giro per il mondo a dire che abbiamo poco da fare in ufficio.

Venerdì ho detto al N. che le pratiche che mi richiedeva urgentemente erano già all’attenzione del mio dirigente e di un altro collega.

Il pomeriggio, guarda caso, N. entra in ufficio e mi chiede di un’altra pratica di cui avevamo parlato recentemente per la quale non era mai pervenuto un fax.

Prima ci accusa di sabotarlo, poi ci mettiamo d’accordo per l’invio di nuovo del fax con il relativo rapporto di trasmissione.

Ho suggerito che la collega della filiale invii immediatamente il fax, così potevamo immediatamente riscontrare la completezza o meno della documentazione.

Allora N. ha sferrato l’attacco, “come osi esprimerti in questo modo, lo fai anche a casa con i tuoi figli? così camminando in piedi in modo agitato”.

Ho cercato di rispondere senza cadere nel tranello di arrabbiarmi.

Ho detto ridendo che non è detto che uno alto come me sia per forza cattivo ed aggressivo, anzi di solito i piccolo lo sono di più (lui è alto circa 1,65 io 1,85).

Però ero arrabbiatissimo per la fatica di controllarmi, perchè mi rode che mi sia stato ordito un assalto premeditato, da uno peraltro che non sa neanche parlare bene l’italiano e che scrive come se fosse arrivato da un mese da Atlantide (dove di sicuro era uno schiavo mentre qui nell’immeritocratica italia è un quadro da 90.000 euro lordi l’anno di CUD) la prossima volta vieterò alla persona l’accesso all’ufficio se non per motivi strettamente attinenti al lavoro e quelli della sua filiale non li aiuterò più quando chiederanno ciò a cui era stata già data risposta.

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