La nuova proposta sul lavoro Ichino Bonino e l’indebitamento degli Enti Locali e dello Stato

Leggete un giornale locale.
Comuni, Regioni e Provincie continuano a realizzare investimenti immobiliari continuando ad accendere mutui, qui in Friuli oggi c’erano un paio di comuni, uno, Rivignano, che ristruttura una villa per adibirla a maggiori uffici dell’Ente tutela pesca (che lì vicino ha un bell’immobile adibito ad esposizione di acquari) e uffici del Comune (trascurando di dire che la villa si trova in zona molto decentrata rispetto al Comune) ed un’altro che realizza centri di incontro per anziani (Tavagnacco, se ricordo bene), ambedue accendendo mutui per coprire le spese.
Invece si continuano a proporre, con la scusa che ce lo chiederebbe la Comunità Europea, liberalizzazioni sul lavoro.
I due argomenti sono sicuramente connessi.
La proposta Ichino/Bonino (hanno scritto una lettera alla Comunità Europea) mirerebbe a rendere più facile l’accesso al lavoro dei giovani togliendo diritti ai vecchi (i loro genitori, ohibò) , considerati protetti dal sistema.
Ma chi ci crede? se un azienda vorrà assumere un giovane lo assumerà come ora, se ritiene che valga 900 euro di stipendio al mese lo riterrà anche dopo.
In realtà, secondo me, le norme liberalizzanti i licenziamenti mirano a favorire gli investimenti esteri in Italia, dove c’è già un bassissimo costo del lavoro rispetto al costo della vita (provate ad andare in Austria, maggiori stipendi e minore costo della vita), ma grazie a queste liberalizzazioni le grandi imprese potranno ridurre gli stipendi a tutti, anche ai genitori dei precari, licenzia e riassumi, oggi e domani…
Così tutte le famiglie si impoverirebbero.
Qual’ è il collegamento, da me pensato, tra liberalizzazione del lavoro e indebitamento dello Stato e degli enti locali?

Parrebbero ritenere che se possiamo attrarre, grazie ad un più basso costo del lavoro, maggiori investimenti in Italia ci sarebbe crescita economica, e grazie alla crescita economica SI POSSONO PAGARE I MAGGIORI DEBITI DELLO STATO ED ENTI LOCALI.
Voilà, lo Stato e gli Enti Locali continuano a spendere e spandere (indebitandosi), scaricando sulle famiglie i costi dei loro errori!

Il che non è ugualmente sostenibile nel lungo termine, visto che gran parte delle entrate dello stato dipendono dalle famiglie, trasferendo redditi dalle famiglie alle imprese, si incasseranno minori tasse.
Ed anche il discorso di aumentare le imposte indirette non mi convince, trasferendo reddito alle imprese non è detto ci sia maggiore spesa in Italia, gli imprenditori potrebbero acquistare maggiormente all’estero, cosa difficile per le famiglie che sono più legate al territorio e meno evolute come scelte di spesa.

Attenzione, però, i sistemi democratici possono esistere solo finché gran parte dei cittadini beneficiano di buone condizioni di vita o almeno della speranza di miglioramento, si veda cosa sta accadendo nei paesi arabi dove le classi dirigenti non hanno ritenuto di dividere con i loro cittadini normali i proventi del petrolio.

Macelleria sociale insomma.

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