Riforme del mercato del lavoro in Italia – le imprese in Croazia tornerebbero?

C’erano oggi al telegiornale degli interessanti servizi su imprese che hanno delocalizzato in Serbia.
Un imprenditore tessile diceva che se ci fossero riforme del lavoro in Italia potrebbe anche prendere in esame la possibilità di tornare in Italia.
Per me è un discorso velleitario (che tanto piace ai politici di tutti gli schieramenti) derivante dal volersi giustificare.
Gli stipendi in Serbia,dicevano, sono di quattrocento euro lordi al mese per un operaio, 300 euro netti. Le imprese pagano il 10% di tasse.
Ritengo difficile che un padre di famiglia possa vivere in Italia con 300 euro al mese, anzi dubito che qualcuno possa vivere con così poco.
Di sicuro non potebbe permettersi un automobile, al massimo un motorino usato, oppure la bicicletta come i cinesi, né tantomeno potrebbe permettersi una casa.
Nè potrebbe permettersi la mobilità, deve avere il lavoro vicino a casa per poter sopravvivere.
Visto che, per i motivi sopra esposti, non è possibile ridurre gli stipendi a 300 euro netti al mese come in Serbia, dove le imprese approfittano, o sono costrette ad approfittare (per sopravvivere alla concorrenza di chi già fa così) della disperazione di tanti, impossibilitati a trovare un qualsiasi altro lavoro dignitoso, ritengo che non sia possibile tornare in Italia per queste imprese molto mobili.
Il problema è che il sistema delocalizzazione sta raggiungendo uno dei suoi limiti, se in Serbia non possono permettersi di acquistare i beni della produzione di massa perchè guadagnano troppo poco anche per mangiare, se da noi cresce il tasso di disoccupazione perchè le imprese se ne vanno e quindi anche da noi si guadagna di meno, a chi verranno venduti tutti questi beni prodotti a basso costo industriale? soprattutto se si diffonde la sfiducia nel futuro.
E cosa valgono i profitti stellari che si ottengono delocalizzando se poi non possono essere usati per creare nuove imprese, perchè non c’è domanda (a meno che non accada una “bella” deflazione) e neppure investiti in finanza (che alla fin fine dipende anch’essa dalla produzione reale, se non c’è produzione di beni, non c’è richiesta, non c’è speranza di una crescita futura dell’impresa, cosa varranno le imprese in futuro?: varranno sempre di meno, il sistema si avviterà su sè stesso).
Fino ad oggi, per me, la delocalizzazione ha funzionato solo perchè c’erano paesi con stock di risparmio da consumare oppure disposti ad indebitarsi fino ad un certo punto sostenibile. Finiti questi stock potrebbe essere finita l’economia capitalistica, come prova questa crisi economica da cui non so come potremo risollevarci.
Anche quella della ricerca di una maggiore produttività mi sembra una chimera, lo so bene che ci sono sacche di improduttività (e qui però è colpa del sistema paese se questo è potuto accadere, soprattutto dalla grossa ingerenza della politica nelle aziende e dalla poca meritocrazia), ma ritengo difficile riscire a produrre almeno 3 volte tanto per ora lavorata in Italia rispetto alla Serbia, per fare un esempio ipotizzando che l’operaio italiano costi 900 euro al mese.
La Serbia adesso ha concesso queste agevolazioni sperando che siano temporanee, mentre invece le imprese globali, proprio per la per niente problematica mobilità che le caratterizza, appena vedranno che crescono i costi si trasferiranno immediatamente in altri stati sottosviluppati ma speranzosi nella crescita.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: