Lettera ai lettori su donna moderna contro i fannulloni, per un nuovo statuto dei lavoratori

Troviamo questa lettera alle lettrici nelle prime pagine libere da pubblicità di Donna Moderna del 26 maggio 2010; scrive la Sig.ra Cipriana Dall’Orto “condirettore” della rivista.

Stranamente questi pensieri economici vengono inseriti nella rubrica, a pagina 19, “EMOZIONI – CARE LETTRICI”.

Si critica lo statuto dei lavoratori perchè non permetterebbe, secondo quanto penserebbe l’autrice,  “alle aziende di agire con più libertà, rimuovendo fannulloni o funzioni obsolete”.

Ciò non mi risulta corrisponda alla realtà.

Innanzitutto questa normativa non riguarda le piccole imprese, che sono il tessuto del nostro sistema economico, penso che sia prevalentemente nell’interesse della grande impresa e dello Stato stesso, se riuscisse ad estenderla agli statali e se riuscisse ad evitare di pagare la cassa integrazione.

Inoltre, dove è stata applicata recentemente questa notevole flessibilità del lavoro, la dissestata SPAGNA, ha ottenuto che i lavoratori:

– hanno un orario lavorativo molto lungo

– ma in tale orario la produttività è bassissima.

Perchè non è automatico che maggiore ore di lavoro corrispondano a maggiore prodotto (maggiore quantità, migliore qualità, minore costo per unità prodotta, etc.).

Non vorrei che le grandi  imprese, non sapendo evidentemente intervenire sulla modernizzazione dei processi, sulla creazione di nuovi prodotti più attraenti o meno costosi di quelli dei concorrenti a parità di qualità, abbiano pensato di far semplicemente di intervenire solo sui costi, richiedendo di lavorare più ore ai dipendenti, convincendoli con la minaccia continua di licenziamento.

Perchè se si vogliono mandare a casa i fannulloni, SOPRATTUTTO TRA GLI STATALI, gli strumenti ci sono già, basta avere il coraggio di applicarli, senza cercare concertazioni politiche con i sindacalisti.

E non penso che i figli della Dall’Orto, che sarebbero, a che dice, in cerca di un lavoro a 19 e 25 anni di età, e non lo troverebbero, troveranno più facilmente un lavoro non precario se estendessimo a tutti il sistema precario tipico dei figli ( per di più, mi sa tanto, senza alcuna contropartita di adeguate indennità di disoccupazione; per le quali, d’altronde, dove troverebbe le risorse lo Stato Italiano?, visto il suo indebitamento e la congiuntura economica sfavorevole).

Anche sotto il profilo dell’obbedienza dei lavoratori alla mission aziendale mi pongo dei dubbi:

abbiamo visto come delle grandissime imprese nei servizi hanno rischiato di fallire anche nel sistema liberista americano ed inglese, forse tale problema è stato dovuto anche al sistema organizzativo che pretende la massima obbedienza ai vertici (ai manager), chi è contrario se ne va in cerca di altri lidi (ciò potrebbe anche essere efficiente, se poi l’impresa mal gestita fallisse, però è accaduto che tali imprese sono state salvate dagli Stati con i soldi anche di chi ha dovuto cercare altri lidi…).

L’impresa quindi non si avvale delle potenzialità, a volte anche contrastanti, ma che possono portare ad un positivo equilibrio, di tutti i dipendenti, portando a minor valore dell’impresa, a notevoli rischi di infedeltà aziendale del manager che tutti comanda e a cui nessuno potrebbe opporsi, e quindi a minor o nulla rimunerazione a chi investe nell’impresa.

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