La mia idea su un diverso ordinamento del lavoro

Non comprendo tutto questo accanirsi sull’art. 18, la sua non applicazione alla fin fine dovrebbe essere destinata a casi limite, per cui giuà si dovrebbero avere adeguati strumenti, almeno nelle piccole imprese che costituiscono il maggior datore di lavoro in Italia.

A mio avviso, visto che dovremo tutti lavorare fino a 75 anni, ammesso  che un lavoratore a 70 anni debba essere per forza meno efficiente di uno di trenta, perchè gli artigiani che ho conosciuto ultra settantenni che continuano a lavorare sono più lucidi di tanti giovani, io abolirei le progressioni di carriera automatiche, così giovani e vecchi possono competere alla pari. Perchè pre- pensionare un settantenne che ha piacere di lavorare?

La logica delle carriere adesso è così, un continuo crescendo di stipendio, ma io non ci vedrei nulla di male a fissare gli stipendi minimi per tipologie di lavoro svolto, il minimo per il manager, il minimo per il responsabile degli acquisti… magari con degli incentivi calcolati sugli indicatori economici dell’azienda rispetto ai concorrenti, come d’altronde già accade.

Ma se c’è qualcuno che ipoteticamente, scusatemi l’esempio grossolano, si rimbambisce verso i 70 anni, più che licenziarlo o scivolarlo, vedrei logico che possa essere adibito ad altri incarichi, ad esempio portarlo da addetto agli acquisti ad addetto al centralino, che non c’è nulla di male a fare il centralinista, con conseguente diminuzione di stipendio.

Oppure se l’azienda va male riportare tutti i dipendenti al livello di stipendio minimo prescritto dalla contrattazione che si sceglierà di adottare, eliminando tutta quella pletora di inquadramenti dovuti all’anzianità di servizio che spesso poco senso hanno e non rappresentano a volte il contributo che si da all’impresa.

Ciò non dovrebbe giustificare comunque, lo troverei assai deprimente per l’imprenditore per primo, quell’imprenditore che vedendo deteriorare l’impresa invece di migliorare l’efficienza e l’efficacia e cercare di innovare si limiti a comprimere tutti gli stipendi per aumentare l’utile, mi pare una strategia alla lunga perdente. In quell’azienda rimarrà a lavorare solo chi non crede in sé stesso, e attenzione, non ho detto che non sia questo personale in grado di avere idee innovative, ma se viene calcolato come di poco valore, alla fine si convince di essere e diventa meno produttivo di quello che potrebbe.

L’unico mio dubbio è che un siffatto sistema potrebbe creare grossi scompensi psicologici in chi è abituato a pensare ad una crescita continua professionale, mi viene in mente la faccenda di France Telecom.

Sarebbe un balzo anche psicologico.

A me mette assai ansia tutto questo discutere di riforme sul lavoro, anche se sono soddisfatto del mio lavoro e ritengo di fare bene la mia parte in azienda e la mia azienda va bene, avendo carattere ansioso tendo a farmi tante preoccupazioni, soprattutto perchè ho figli.

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