Per il ministro Giovanardi l’emigrazione è la soluzione ai problemi economici?

Poco fa, in una trasmissione televisiva avente a tema lo sviluppo economico del sud Italia, il ministro Giovanardi è incorso in quella che per me è una gaffe.

Capità così quando si cade nei luoghi comuni.

Infatti il ministro ha detto che i giovani del Sud, se vogliono trovare lavoro, devono essere disponibili a trasferirsi all’estero come già fanno i giovani del nord.

Il discorso sembrerebbe essere un incentivo a lasciare l’Italia e ad andare all’estero, se si hanno le qualità e la voglia di lavorare, sia per i giovani del nord che per quelli del sud.

Giustamente una giornalista presente in studio fa notare che il discorso avrebbe logica solo se ci fossero dei giovani del nord che si trasferiscono al sud italia…

E, dico io, per estensione, se ci fossero giovani europei che alla ricerca di una migliore allocazione delle proprie professionalità si trasferiscano in gran numero nel sud Italia.

Il problema è che l’Europa non è l’America.

Il problema è che non tutti i giovani del sud possono essere qualificati come dei fannulloni.

Ed in ogni caso bisognerebbe anche vedere se questa estrema mobilità del lavoro, che si auspica, conviene ai lavoratori, perché se mi trasferisco a Milano per guadagnare 1.200 euro e ne spendo 1.000 di affitto…

Lo posso fare, sempre che io possa avere un sostegno economico nel frattempo, solo per un limitato periodo.

Poi questa estrema mobilità territoriale che si auspica per il lavoratore dipendente  è anche a ulteriore danno di quei pochi folli che hanno intenzione di avere una famiglia, che dovrebbero sostenere due “affitti” (o costi di acquisto di una casa) e farsi aiutare da qualcuno nella gestione della famiglia stessa.

Non penso che da noi ci siano imprese come negli Stati Uniti che consentono di portare i figli piccoli in ufficio (con una decurtazione di stipendio).

Per il Sud forse sarebbe meglio trovare un nuovo sistema per controllare come vengono spesi i soldi pubblici, magari creando una società pubblica sottratta al controllo pubblico però, che abbia il solo compito di seguire singoli cantieri pubblici.

Per fare un esempio, se dovessimo dare 1.000.000 di euro per risolvere il problema del randagismo in Sicilia, si invia del personale di questa società (persone non della Sicilia, ovviamente, quelle le mandiamo a controllare i cantieri del Nord) a controllare sul campo ogni singolo atto di spesa dei fondi pubblici.

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