Il disabile mentale che non vuole essere curato (e varie gradazioni)

La chiusura dei manicomi potrebbe essere stato un atto di umanità volto a evitare che delle persone vengano maltrattate (ma a questo punto chiudiamo anche le carceri, no?), però ha lasciato a carico delle famiglie la gestione di questa malattia, in determinati casi.

Uno di questi è il malato borderline che ritiene di essere normale e non vuole essere curato (e viene curato solo nel momento degli eccessi, quando raggiunge le oscillazioni peggiori della sua  malattia, momenti in cui può essere anche pericoloso per sé stesso e per gli altri).

In questo caso la famiglia non ottiene neanche la pensione di invalidità, il malato non lavora, guida la macchina fintanto che giungerà a “combinare grossi guai”.

Difficile è anche inabilitarlo, perché potrebbe avere reazioni violente di chi ha preso iniziative in tal senso….

Guardavo poco fa quel servizio su rai uno dove c’era la Livia Turco che difendeva la legge fatta dalla sinistra per chiudere i manicomi, vorrei che la politica provasse a vivere in casa con un malato mentale.

Perché in televisione fanno vedere persone che hanno lievi handicap, che stanno in una comunità, suonano il piano, ma la situazione non è mica sempre questa! E se un malato mentale non vuole essere curato, non vuole che si sappia che è malato, non vuole essere assistito da una comunità?

Facciamo l’esempio di quel malato che sarebbe guarito invitato in trasmissione: sarà anche guarito, sarà una speranza per chi ha problemi mentali, ma bisognerebbe vedere come si comporta in casa.

Ci sono alcuni malati mentali, che quando vogliono, e con chi non sa della loro “storia clinica”, si comportano come delle persone perfettamente integrate e intelligenti e nel pieno possesso delle loro capacità, e per tale APPARENZA vengono stimati come persone “a posto” , ma quando sono in casa, come mai i loro parenti devono chiudersi a chiave in camera per dormire sonni tranquilli?

Come aiutiamo le famiglie di questi? come aiutiamo di più queste famiglie, visto che poco può l’assistenza dei centri di salute mentale, a che mi dicono?

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